

Cittadino di Como, osservatore attento e pensatore liberale moderato. Racconto il territorio, le sue trasformazioni e le sfide del Paese attraverso analisi concrete, punti di vista indipendenti e una profonda fiducia nel confronto.
Osservo ciò che accade intorno a me, approfondisco i problemi e condivido il mio punto di vista. Riflessioni sulla città in cui vivo e sui temi che riguardano il futuro del Paese.
Le infrastrutture e la viabilità a Como hanno bisogno di un piano serio, con interventi concreti e tempi realistici. Parcheggi, strade comunali, piscine, scuole, parchi, pontili e strutture sportive devono tornare a essere servizi realmente accessibili ai cittadini.
Riprenderemo in mano il progetto della Giunta Landriscina per l’area Ticosa, mentre nell’area ex SteCav verrà realizzato un autosilo nel più breve tempo possibile.
Non prometteremo di farlo in cento giorni: noi siamo onesti e non raccontiamo bugie ai cittadini.
Aboliremo inoltre la tariffa “Vulcano” e introdurremo tariffe agevolate per i residenti.
Riapriremo nel più breve tempo possibile la strada che porta a Civiglio e vareremo un piano quinquennale per il rifacimento delle strade a Como e del relativo manto stradale.
La manutenzione delle strade comunali non può più essere gestita soltanto attraverso interventi occasionali: servono una programmazione chiara e servizi manutentivi continuativi.
Per i comaschi, poter nuotare e fare sport è diventato un’utopia, non più un diritto.
Recupereremo i progetti delle piscine di Muggiò e di via del Dos elaborati dalla Giunta Landriscina, aggiornandone il PEF e le autorizzazioni ormai scadute.
L’obiettivo è riaprire la piscina di via del Dos entro tre anni e arrivare al 2032 con il cantiere di Muggiò ben avviato, se non già ultimato. La missione è risparmiare più tempo possibile.
Le piscine Sinigaglia e Casate saranno affidate alla CSU e le tariffe torneranno a essere calmierate. A tenere lontani i maranza ci penseranno le guardie giurate e le diffide, non i prezzi elevati.
Tutti gli asili nido comunali saranno interessati da interventi di restyling e verrà riaperta almeno una delle strutture chiuse dalla precedente Giunta.
Nessuna scuola verrà chiusa. Al contrario, saranno avviati interventi di ristrutturazione e ammodernamento degli edifici scolastici.
La scuola Corridoni avrà una vita più lunga di quella dell’attuale pseudo Giunta.
L’area di Sant’Agostino diventerà il porto commerciale di Como e verrà affidata in concessione a un consorzio.
Sposteremo il pontile della Navigazione Pubblica ed elimineremo i posti barca destinati alla locazione. Le barche da 40 cavalli utilizzabili senza patente saranno trasferite al pontile di Villa Geno, al di fuori del porto.
Il consorzio avrà a disposizione un ufficio dal quale vendere i tour. I venditori non autorizzati verranno banditi e saranno inasprite le sanzioni per le società che proveranno a non rispettare le regole.
Il pontile di Viale Geno verrà ristrutturato e destinato agli ormeggi delle barche impiegate nelle attività commerciali. Gli spazi saranno assegnati per dieci anni attraverso un bando, dal quale verranno escluse le società con lavoratori colpiti da DASPO perché sorpresi a vendere tour abusivamente.
L’intera area portuale sarà presidiata giorno e notte dalle Forze dell’Ordine. Verranno inoltre emanate ordinanze contro l’abusivismo e il mancato rispetto del decoro urbano, così da fornire alle Forze di Polizia gli strumenti necessari per svolgere al meglio il proprio lavoro.
I Giardini a Lago verranno ultimati e riaperti, mentre i parchi di via Negretti e via Baserga saranno ristrutturati.
Tutti i parchi cittadini saranno sottoposti a manutenzione e pattugliati dalle Forze dell’Ordine. Dovranno tornare a essere luoghi di divertimento e socialità dedicati alle famiglie, non bivacchi per maranza e piccoli delinquenti.
Mapperemo tutte le palestre e i centri sportivi cittadini, che saranno sottoposti a lavori di restauro e ammodernamento.
Il Campo CONI verrà ristrutturato e rimesso a nuovo, mentre la questione del rugby sarà finalmente sbloccata nel più breve tempo possibile.
Questo è il progetto con cui vogliamo accompagnare la città verso le elezioni Como 2027: interventi concreti, tempi realistici e infrastrutture finalmente restituite ai cittadini.
Tombini intasati a Como: un problema che sembra marginale, almeno fino al primo temporale forte. Foglie, terra e rifiuti si fermano sulle griglie e scendono nelle caditoie. L'acqua piovana, che dovrebbe finire nella rete di scarico, resta così in strada: sui marciapiedi, agli incroci, davanti agli ingressi di case e negozi.
Parlare dei tombini intasati a Como significa parlare di pulizia della città, di manutenzione ordinaria e di prevenzione. Una via può apparire in ordine e nascondere caditoie piene di sedimenti. Di seguito vediamo perché accade, quali conseguenze produce e che cosa dovrebbe fare l'amministrazione per evitarlo.
Quello che nel linguaggio comune chiamiamo tombino è, quasi sempre, una caditoia stradale. Si trova nei punti più bassi della carreggiata o lungo il cordolo del marciapiede, raccoglie l'acqua che scorre in superficie e la convoglia nella rete fognaria sotterranea, così che non ristagni sulla strada.
Le caditoie sono di due tipi principali: a griglia, ricavate nel piano stradale, e a bocca di lupo, cioè aperture laterali lungo il cordolo. In entrambi i casi, sotto c'è un pozzetto che trattiene l'acqua e i materiali più pesanti. Se il pozzetto si riempie o la griglia si chiude, l'acqua non ha più dove andare.
Le cause dei tombini intasati a Como si ripetono, e i loro effetti si sommano nel tempo. Bastano una stagione di foglie non raccolte o qualche settimana di cantiere senza protezioni perché una caditoia perda buona parte della sua capacità. Questi sono i materiali che la ostruiscono più spesso:
C'è poi un problema che non si vede. La griglia può sembrare libera mentre il pozzetto sottostante è già pieno a metà. La spazzatrice, da sola, non basta: servono svuotamenti periodici delle caditoie con mezzi dedicati, gli unici in grado di rimuovere ciò che si deposita sul fondo.
Quando si pensa alla pulizia urbana vengono in mente i sacchi da raccogliere e i cestini da svuotare. Ma fa parte dello stesso lavoro anche togliere ciò che si accumula lungo i marciapiedi, nelle cunette e accanto alle griglie di scarico. Ed è proprio lì che si decide buona parte della partita contro i tombini intasati a Como.
Con la pioggia, tutto ciò che resta a bordo strada viene trascinato verso le caditoie. Se lo spazzamento non è regolare, ogni temporale aggrava la situazione. Anche per questo, come ho scritto a proposito della pulizia della città promessa e mai arrivata, spazzamento e manutenzione devono procedere insieme.
All'amministrazione va posta una domanda precisa: esiste un programma di controllo e pulizia delle caditoie che consenta di intervenire prima che il problema si presenti? Oppure si agisce solo dopo le segnalazioni, quando la strada è già allagata e i disagi hanno già colpito residenti e commercianti?
Durante un acquazzone, una caditoia ostruita rallenta il deflusso dell'acqua o lo blocca del tutto. Sulla carreggiata e sui marciapiedi si formano ristagni, e a farne le spese per primi sono pedoni e automobilisti. A Como molte strade scendono dalle colline verso il lago: l'acqua che non trova sfogo si concentra in fretta nei punti più bassi.
Le conseguenze dei tombini intasati a Como vanno ben oltre una pozzanghera. Si allagano gli ingressi di abitazioni e attività commerciali, le auto sollevano schizzi su chi aspetta l'autobus, i marciapiedi diventano impraticabili per chi spinge un passeggino o ha difficoltà motorie.
Detto questo, non ogni allagamento si spiega con i tombini intasati. Contano l'intensità della pioggia, la capacità della rete fognaria e la conformazione della strada. Con precipitazioni molto forti anche un sistema pulito può andare in difficoltà, e in quel caso la causa va cercata altrove.
Per capire cosa succede davvero servono sopralluoghi tecnici, in grado di distinguere una caditoia ostruita da un problema più ampio del sistema di drenaggio. Se l'ostruzione viene accertata, la pulizia deve essere tempestiva. Se invece il ristagno si ripresenta anche a caditoia pulita, occorre capire quali altri interventi siano necessari.
Una città curata si riconosce dalla manutenzione ordinaria. È un lavoro che si vede poco e non offre occasioni per inaugurazioni o tagli del nastro, eppure da lì dipende il funzionamento quotidiano di strade, marciapiedi e reti. La manutenzione dei tombini a Como rientra esattamente in questa categoria.
Sui tombini intasati a Como i cittadini hanno il diritto di sapere tre cose: chi è responsabile degli interventi, come vengono gestite le segnalazioni, ogni quanto si effettuano i controlli. Se queste informazioni non sono chiare e facili da reperire, chi segnala un problema non sa se e quando verrà risolto.
Per questo l'amministrazione dovrebbe rendere pubblici il programma di manutenzione, le zone interessate e gli interventi completati. Il confronto politico sulla pulizia della città deve misurarsi con risultati di questo tipo, concreti e controllabili, più che con gli annunci della campagna elettorale o dei social.
Ridurre davvero il rischio di tombini intasati a Como significa agire sulle cause dell'ostruzione: foglie, sedimenti e rifiuti che si accumulano sulle griglie e dentro i pozzetti. Intervenire solo quando l'acqua è già in strada vuol dire inseguire il problema, spendendo di più per ottenere meno.
La pulizia delle caditoie va programmata tenendo conto delle caratteristiche delle diverse zone della città. Le strade non hanno tutte le stesse esigenze, e un calendario identico per tutte rischia di essere troppo fitto dove non serve e troppo diradato dove servirebbe di più. Richiedono un'attenzione particolare:
Anche le segnalazioni dei cittadini aiutano a individuare i punti critici: chi percorre la stessa strada ogni giorno sa bene quale tombino si allaga a ogni temporale. Perché siano utili, però, devono tradursi in verifiche, interventi e risposte, con una comunicazione chiara sull'esito.
La prevenzione dei tombini intasati a Como richiede continuità. Una pulizia straordinaria dopo l'ennesimo allagamento può contenere l'emergenza, ma non sostituisce un programma di manutenzione stabile, con tempi certi e responsabilità definite. Senza continuità, ogni autunno si riparte da zero.
Il problema dei tombini intasati a Como si affronta con un piano concreto: individuare i punti critici, programmare la pulizia e verificare che dopo ogni intervento l'acqua torni a defluire. Per giudicare il lavoro svolto bastano poche informazioni, chiare e accessibili a tutti:
Quando una criticità si ripresenta dopo la pulizia, bisogna risalire alla causa e adeguare la risposta: una caditoia da sostituire, una pendenza da correggere, un tratto di rete da potenziare. Anche questo è decoro urbano, fatto di cose che passano inosservate finché non smettono di funzionare.
Sui tombini intasati a Como la questione, in fondo, è molto concreta. Prevenzione, pulizia e responsabilità devono diventare attività regolari, con risultati che i cittadini possano controllare. È su dettagli in apparenza minori come questi che si misura la cura quotidiana di una città come Como.
Se nella tua via c'è una caditoia che si allaga a ogni pioggia, o una griglia ostruita da settimane, segnalami il punto critico. Indicami la via esatta e, se puoi, allega una foto scattata durante la pioggia o subito dopo. Mettere in fila i punti critici è il primo passo per pretendere un piano di manutenzione serio.
Osservo, approfondisco e condivido ciò che penso con libertà, responsabilità e attenzione ai fatti. Cedo che le buone idee nascano dal confronto aperto e dal rispetto delle persone.
Pietro Peddone
Pietro Peddone
Dalla vita quotidiana di Como alle sfide che interessano tutto il Paese. Temi diversi, affrontati con attenzione ai fatti e uno sguardo rivolto al futuro.